venerdì 3 settembre 2010   
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L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

 

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tagliare le pensioni con la cancellazione del sistema retributivo tradisce il lavoro dei cittadini italiani
retribuire il lavoro nella vecchiaia era una conquista civile che riconosceva ai lavoratori
di aver contribuito alla crescita e al mantenimento di tutta la sociata'


la petizione invita la politica e le parti sociali ad una riforma che rintroduca il sistema retributivo per tutti i lavoratori

la pensione retributiva e' un diritto fondamentale garantito ai nostri padri e a chi nel 1995 aveva gia' 18 anni di contributi
per tanto non puo' essere negato a chi, a partire dal 1996, lavora oggi e lo fara' nel futuro

         
IL CONTATORE E' SOLO UN RIFERIMENTO TERMPORALE GENERICO DELL'ENTRATA IN VIGORE DEL SISTEMA CONTRIBUTIVO CHE ABBATTERA' LE PENSIONI A PARTIRE DA COLORO CHE AL 31/12/1995 NON AVEVANO 18 ANNI DI CONTRIBUTI GIA' VERSATI
 

... tornare al retributivo pre Dini per tutti ...
Roma, 28 febbraio 2007
p/Coordinamento nazionale CUB
Pierpaolo Leonardi

... dopo una vita di lavoro e' inaccettabile ricevere una pensione che vale solo il 40/50% dell'ultimo salario ...

 

l'erosione dello Stato sociale, lo smantellamento delle sue conquiste e dei suoi diritti ad una moderna sostenibilita' sociale fondata sulla solidarieta' tra classi e generazioni, è il predominio dell’economia finanziaria su quella produttiva, è la battaglia sul costo del lavoro e sulla redistribuzione dei redditi e della ricchezza prodotta con il lavoro

[...] ...la verita' e' che in Italia il peso della spesa previdenziale e' largamente piu' basso della media europea...

Va considerato poi un altro aspetto: si registra che gli uomini in eta' lavorativa sono occupati per circa i due terzi e che se le condizioni di lavoro non rimarranno immutate in termini di struttura, anche considerando il calo demografico, non si avra' una riduzione della popolazione in eta' lavorativa; infatti si presume che, in una societa' fortemente terziarizzata, nella societa' del “quaternario” o addirittura del “quinario”, saranno sfruttate le enormi possibilita' di risorse umane inutilizzate, sia in campo femminile, sia con i lavoratori immigrati, sia sfruttando al massimo le risorse del capitale intangibile in un lavoro sempre piu' a carattere intellettuale, potendo cosi' aumentare le possibilita' di finanziamento di un forte ed equilibrato sistema previdenziale pubblico.

Ci sembra invece che a tutt’oggi il problema delle pensioni e del loro costo sulla collettivita' continui a sollecitare ipotesi sicuramente succubi e, spesso, di vera promozione dei processi di finanziarizzazione dell’economia, lanciando messaggi volutamente catastrofici, di vero e proprio allarmismo sociale, sostenendo che il futuro del Paese e le possibilità lavorative delle giovani generazioni dipendano da una riforma in chiave ancora piu' restrittiva del sistema di previdenza pubblica.

Si alterano, così, dati, proiezioni, in funzione di considerazioni apocalittiche orientate allo smantellamento dello Stato sociale, alla nascita di un nuovo Welfare; un Profit State, così lo abbiamo definito, che contrappone i giovani agli anziani, i lavoratori ai pensionati, in conflitti orizzontali tesi a favorire i Fondi Pensione, quindi le grandi imprese, le multinazionali, le banche, le assicurazioni, i processi di finanziarizzazione dell’economia, a danno dello sviluppo, dell’occupazione, del salario diretto, indiretto, differito, ostacolando gli stessi investimenti produttivi. [...] - Luciano Vasapollo

LEGGI LE RAGIONI TECNICHE DEL TRADIMENTO POLITICO AL LAVORO DEGLI ITALIANI

 
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[...] In realtà è stato anche sostenuto che sia vero l'opposto (sui compartamenti individuali, ndr): il sistema retributivo, premiando chi arriva al termine della carriera lavorativa con un reddito maggiore, incentiverebbe al massimo gli sforzi di miglioramento e di progressione del lavoratore. [...]
(Angelo Marano, AVREMO MAI LA PENSIONE?, Feltrinelli, pag. 2002)



Angelo Marano: Pensioni. Questione di cassa
Intervista di Manuela Cartosio, tratta da “il manifesto”, 28 agosto 2002


Secondo Angelo Marano, economista, autore di Avremo mai la pensione?, il governo finirà per penalizzare i lavoratori a favore dei «fondi». Che sono la vera dannazione del sistema previdenziale. Obiettivo politico «Si vuole intervenire sulla previedenza per fare cassa per contenere il deficit o per finanziare la diminuzione delle tasse». Sullo sfondo la contrattazione con l'Ue per la revisione del Patto di stabilità. Non ha ancora giurato sulla testa dei figli, ma poco ci manca. «Non toccheremo le pensioni di anzianità», garantisce il ministro del welfare Bobo Maroni per tranquillizzare Cisl e Uil. Lo fa tutti i giorni, segno che nel governo c'è un robusto partito che per fare cassa vuole «toccare» le pensioni. E' lo stesso governo che, se la delega previdenziale resterà intatta, regalerà a Confindustria da 3 a 5 punti di decontribuzione per il nuovi assunti, rinunciando a soldi che dovrebbero entrare nelle casse dell'Inps. Nonostante le tre riforme degli anni `90 abbiano messo in equilibrio il sistema previdenziale, molti si ingegnano a tenere acceso il fuoco sotto il pentolone delle pensioni. Lo scopo è chiaro: ridurre la previdenza pubblica e i corrispondenti oneri contributivi per sviluppare forzosamente la previdenza complementare basata sui fondi pensione. Un aureo libretto - Avremo mai la pensione? - fa il pelo e il contropelo ai fondi pensione. L'ha scritto Angelo Marano, economista docente all'università della Tuscia.
         
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